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Periodo geometrico o di formazione

Le decorazioni 

Il periodo geometrico si chiama così perchè è caratterizzato da una decorazione con figure di tipo geometrico che si combinano fra loro. Nella figura ne vediamo alcuni tipi:

1) GRECA, motivo molto diffuso che consiste nella successione di elementi paralleli uguali ma ruotati a 90°;

2) MEANDRO, costituito da linee che girano ad angolo retto; il nome deriva dal fiume Maiandros, che presenta un corso molto tortuoso;

3) SVASTICA, motivo ornamentale che oggi ha perso il suo significato originale, che era quello, derivato dall’India, di “felicità”. Il simbolo infatti rappresentava luce e gioia;

4) SCACCHI, uno dei motivi più semplici, caratterizzato da quadrati alternativamente colorati;

5) LOSANGA, motivo decorativo formato da un quadrilatero con lati uguali tra loro e perpendicolari.

La “polis

Dal punto di vista sociale, il concetto tipico miceneo di città-fortezza non esiste più e nasce un nuovo tipo di città, denominato “polis“. La polis non può essere vista solo come un modello urbanistico, ma anche come modello di organizzazione sociale e di convivenza civile, perchè è formata di varie parti che si pongono in relazione tra loro. Le poleis greche, infatti, si suddividono in tre parti, come evidenziato da questo schema: l’acropoli è la parte alta, di solito posta sulla sommità di un colle; essa rappresenta il centro ideale e la parte più sacra, poichè vi sono i templi; di solito è circondata da mura. La parte bassa si chiama asty e qui si trovano i magazzini, le botteghe e le abitazioni. Al centro dell’asty vi è di solito l’agorà, la piazza porticata, dove i cittadini si riuniscono in assemblea e dove si effettua il mercato. Successivamente si aggiungono altri edifici, per funzioni specifiche, come il teatro, lo stadio e la palestra per il tempo libero e il buleutèrion che è la sede del consiglio. Attorno all’asty vi è infine la chora, cioè la campagna, con i villaggi agricoli dove vivono contadini e pastori. La polis, pur essendo governata da un sovrano, non è di sua esclusiva proprietà, ma tutti i cittadini possono contribuire ad arricchirla, perchè è considerata un bene di tutti. Man mano che il tempo passa le poleis diventano ancora più organizzate dal punto di vista urbanistico, fino ad arrivare ad una conformazione ideale, ad imitazione della città di Mileto, che l’architetto del luogo Ippodamo aveva suddiviso in una maglia schematica di strade ortogonali tra loro. Questo schema si chiamerà “tracciato ippodameo”, dal nome proprio di Ippodamo da Mileto che lo inventò.

L’arte vascolare

Del primo periodo dell’arte greca non vi sono testimonianze pittoriche. Gli unici oggetti di rilievo che sono arrivati fino a noi consistono in vasi di terracotta dalle forme più svariate. Essi venivano usati soprattutto per conservare gli alimenti ed in generale per uso domestico. Tale artigianato viene definito “fittile”, cioè “modellato”, perchè si tratta di oggetti in terracotta ottenuti modellando la creta e poi cuocendola. Possiamo vedere la lavorazione in questo breve video:

Le parti variabili dei vasi avevano una precisa denominazione, che ricordava il corpo umano, a causa della somiglianza tra il vaso ed il corpo umano. Come si può vedere nello schema a fianco, l’apertura superiore viene chiamata “bocca”, e l’orlo si chiama “labbro”; poi c’è il “collo”, a cui si appoggiano le “anse”, cioè i manici del vaso, che non sempre sono presenti e che sono l’unico nome non derivato dal corpo umano; sotto il collo c’è la “spalla” e poi più giù la “pancia”, che rappresenta il contenitore vero e proprio. L’appoggio di forma circolare in basso è infine il “piede”. Le proporzioni del vaso non sono sempre le stesse, a seconda del tipo di vaso e della funzione che esso deve svolgere.

Accanto a questi oggetti di uso comune vi erano poi le “anfore funerarie”. In Grecia infatti, diversamente da quanto accadeva a Micene, dove i morti venivano seppelliti sottoterra, era in uso la cremazione. Vediamo nell’immagine a fianco un esempio di come venivano seppellite le ceneri di un defunto. Le ceneri venivano messe in urne fittili (1) poi interrate a circa un metro di profondità, in cui parenti e amici versavano le libagioni; successivamente tali urne venivano ricoperte con delle tavolette di legno (2) su cui poggiava un lastrone di pietra a protezione (3). Il vaso funebre (4) veniva poggiato su questo lastrone, che era parzialmente interrato, di modo che l’anfora stessa (o il cratere nel caso di un uomo), di solito molto alti, sporgessero solo con la parte di sopra. Il vaso dunque rappresentava un’insegna che indicava che in quel punto vi era una sepoltura.

Uno dei vasi più noti, ritrovato presso la porta del Dypilon, la più importante di Atene, è il cosiddetto “Vaso del lamento funebre“, che oggi si trova nel Museo Archeologico di Atene. E’ un’anfora molto grande, alta m 1,55 e risalente al 760-750 a.C.. Trattandosi di un’anfora, vuol dire che l’urna era relativa ad una donna. Per gli uomini infatti venivano usati i crateri. Il vaso presenta proporzioni ben precise: il collo è alto metà del corpo, mentre l’altezza complessiva è il doppio del diametro maggiore. La decorazione presenta 65 fasce sovrapposte dipinte a motivi geometrici. Sul collo del vaso è presente un motivo non geometrico ma naturalistico: una serie di cervi che si abbeverano. Al centro si trova la scena del lamento funebre: al lato sinistro 7 uomini e al lato destro altri 7 uomini, di cui uno è un bambino (forse il figlio della defunta), piangono con le braccia alzate la morte della donna, che è distesa al centro della scena su un catafalco. Sotto di essa vi sono altre 4 figure piangenti, due femminili (riconoscibili per la veste lunga) inginocchiate e due maschili sedute. Tali figure non si trovano propriamente “sotto”: il problema è la resa della prospettiva che è mancante. Probabilmente le figure si trovavano ai lati della defunta. Le figure sono molto stilizzate: sono infatti costituite da triangoli per il busto, cerchi per la testa e trapezi per le braccia. Dovranno passare circa cento anni affinchè le figure umane comincino ad avere una forma più vicina alla realtà. Vediamo un video di spiegazione del vaso:

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