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Nuovo Regno: età dei templi

Nel Nuovo Regno si abbandonarono le costruzioni delle piramidi come tombe funerarie e si cambiò il luogo di sepoltura, fatto dovuto anche al trasferimento della capitale a Tebe. Il nuovo sito venne denominato “Valle dei Re”; poco distante c’era la “Valle delle Regine” luogo di sepoltura delle mogli dei faraoni. Il luogo era tenuto nascosto, per cercare di evitare che i ladri depredassero le tombe reali come era successo con le piramidi, ma anche questa volta lo stratagemma non funzionò. Il Nuovo Regno venne anche denominato “Età dei templi”, perchè i templi che oggi possiamo visitare sono tutti risalenti a quell’epoca. 

ARCHITETTURA

Il tempio

Il tempio poteva essere funerario o divino: il tempio funerario era dedicato al faraone defunto o ad un suo parente stretto; il tempio divino invece era dedicato a una o più divinità. In entrambi i casi il tempio presentava una struttura molto complessa, definita “a cannocchiale”, perchè si restringeva man mano che ci si addentrava, si abbassavano i soffitti e si alzavano i pavimenti. Questo portava ad una diminuzione progressiva di luminosità. Gli elementi costruttivi erano di solito preceduti da un viale fiancheggiato da sfingi in entrambi i lati ed era caratterizzato in ordine da:

a) PILONE: portale monumentale d’ingresso;

b) CORTILE COLONNATO: l’unico accesso destinato ai fedeli;

c) SALA IPOSTILA: sala coperta da un soffitto sorretto da colonne;

d) VESTIBOLO: zona dove i sacerdoti preparavano le offerte;

e) SANTUARIO o SACRARIO: costituito da più ambienti, il più interno dei quali è il naos, cioè la cella dove si trova la statua della divinità o del faraone a cui è dedicato il tempio.

Il tempio DIVINO

Uno dei templi divini più grandi ed importanti è il tempio di Amon Ra a Karnak, che vediamo nell’immagine a sinistra. Esso si trova sulla sponda orientale del Nilo, nei pressi di Tebe. Fu costruito a partire dal 1500 a.C. circa, quindi nel Medio Regno, per essere completato poi nel Nuovo Regno, essendo interessato a vari ampliamenti sotto diversi faraoni. La testimonianza di questi ampliamenti è data dai 6 piloni d’ingresso che si intervallano alle strutture solite del tempio. Davanti al primo pilone monumentale vi è un grande viale di 40 criosfingi (sfingi con il corpo di leone ed il volto di ariete), detto anche “Viale degli dei”. La grandissima sala ipostila presenta ben 134 colonne, con capitelli di vario tipo. Il naos presenta la statua del dio Amon e la Barca del Dio, sulla quale veniva messa la statua quando si faceva la processione sul fiume Nilo. E’ presente anche un lago sacro.

Il tempiO FUNERARIO

Uno dei templi funerari più importanti è quello che la regina Hatshepsut si fece costruire dall’architetto Senenmut a Deir-el-Bahri, vicino Tebe, intorno al 1470 a.C.. La regina era diventata reggente del proprio figliastro Tuthmosi III quando era morto suo marito, il faraone Tuthmosi II e per imporre meglio il suo potere si era fatta chiamare “faraone” ed aveva tagliato i capelli per assomigliare ad un uomo, indossando persino la classica barba posticcia che indossava un faraone. Il suo regno fu caratterizzato da grande prosperità e lei viene definita come uno dei migliori faraoni che l’Egitto abbia mai avuto. Il suo tempio funerario è davvero magnifico. Si trova in una valle con una parete rocciosa che circonda il sito ed è realizzato su tre spettacolari terrazze, con una grande rampa di accesso. In origine vi era anche il solito viale con le sfingi ed un tempio più piccolo iniziale, di cui però non è rimasto quasi niente. Dedicato ad Amon Ra, ad Anubi ed Hathor, dea della bellezza e dell’amore, all’interno presenta sale riccamente decorate. Il nuovo faraone Tuthmosi III, una volta morta la matrigna però, per vendicarsi del fatto che lei lo avesse allontanato dal trono per appropriarsene, decise di cancellare tutte le sue immagini. Quelle che sono rimaste infatti sono poche. 

Un altro tempio di tipo funerario molto importante è quello fatto costruire da Ramses II ad Abu Simbel. Vediamo a tal proposito un video:

I capitelli egizi

All’interno del tempio si trovavano molte colonne, sia nel cortile colonnato, subito dopo il pilone, sia nella sala ipostila. Queste colonne erano formate dal fusto e dal capitello, che le separava dall’architrave. Vi erano vari tipi di capitelli, tutti ispirati a tre tipi di piante che si trovavano in Egitto: il papiro, il loto e la palma. Se guardiamo all’immagine a fianco, possiamo descrivere i vari tipi di capitello:

a) papiriforme aperto o campaniforme;

b) papiriforme chiuso;

c) palmiforme;

d) lotiforme;

e) hathoriforme, se presentava il volto della dea Hathor sui quattro lati del capitello;

f) fascio di papiri.

Ne esisteva anche un altro tipo, detto “composito”, formato da vari tipi di capitelli messi insieme. Queste colonne, come pure i capitelli, erano coloratissime, pertanto, quando si entrava nel tempio, sembrava di entrare in un bosco. Oggi quei colori sono andati perduti. Vediamo un breve video sull’argomento:

SCULTURA

Anche la scultura nel Nuovo Regno assume dei caratteri nuovi. I ritratti tendono al realismo, grazie ad una cura particolare dei volti, anche per volontà del faraone Akenaton, che volle spostare la capitale a Tell-el-Amarna e instaurare una religione di tipo monoteista, dedicata unicamente al dio Aton. Le raffigurazioni mostrano anche esempi di vita familiare quotidiana. Possiamo approfondire alcuni esempi qui di seguito.

akenaton con la moglie Nefertiti

In questo rilievo in calcare, grande 32 cm x 39 e realizzato intorno al 1340 circa, si vede il faraone Akenaton seduto sul trono di fronte alla moglie Nefertiti, anch’ella seduta sul trono. Entrambi i sovrani hanno una figlia tra le braccia, la regina ne ha addirittura due, una sulle gambe ed una sulle spalle che gioca con il suo orecchino, in un gesto molto naturale ed infantile. Il faraone invece sta avvicinando la figlia a sè per baciarla. Al centro del rilievo, in alto, dal sole, che rappresenta il dio Aton, discendono 19 raggi che vanno verso i sovrani. Alla fine di ogni raggio c’è una piccola croce simbolo di vita: ciò indica che il dio li protegge e li considera i suoi soli sacerdoti. La scena è assolutamente nuova, perchè mai un faraone era stato ritratto in un momento di vita familiare così intima. Le figure inoltre sono rappresentate ricche di curve morbide, invece della solita rigidità. Il faraone Akenaton è rappresentato abbastanza realisticamente, perchè in molte sue raffigurazioni è presentato con le labbra carnose, i fianchi larghi e la pancia prominente. La tecnica è quella del rilievo inciso e, come al solito, le due figure sono ribaltate e presentano entrambe le gambe ed il volto di profilo, mentre sono frontali l’occhio, il busto e le spalle. Il rilievo si trova al Museo Egizio di Berlino.

Busto della regina Nefertiti

Esempio del realismo evidenziato nel periodo di regno del faraone Akenaton è il famosissimo busto della regina Nefertiti, che venne ritrovato nella bottega dello scultore reale Thutmosi a Tell-el-Amarna e risalente al 1340 a.C. circa. Il busto è realizzato in pietra calcarea dipinta, alto 50 cm e conservato nel Museo Egizio di Berlino. Nefertiti era l’amatissima moglie del faraone Akhenaton ed anche la matrigna di Tutankamon. Era una donna di grande bellezza, non solo perchè lo testimonia il ritratto, ma perchè il suo stesso nome vuol dire “la bella è giunta”. La regina indossa un copricapo cilindrico, segno distintivo della sua regalità, e porta al collo l’usekh, un ampio collare. Il lungo collo le conferisce raffinatezza e regalità. Gli occhi sono circondati da una sottile linea nera e la bocca è disegnata in maniera elegante e carnosa. Un occhio è mancante, non si sa bene se perchè sia andato perso nel tempo o perchè non era stato ancora realizzato dallo scultore. L’occhio che invece è presente è stato realizzato in pasta vitrea. Il suo incarnato è rosato e più tendente alla realtà, diversamente da come si faceva di solito. La scultura ha subìto dei danni, perchè un orecchio è semidistrutto. 

La tomba di Tutankamon

tombaIl successore del faraone Akenaton fu il famoso Tutankamon, che salì al trono all’età di 10 anni. Con il suo regno venne ripristinata la vecchia religione. Il faraone morì a soli 19 anni nel 1325 a.C. Proprio per la sua morte precoce il faraone venne presto dimenticato e con lui la sua sepoltura, piccola e non adeguata proprio per la sua morte improvvisa. La scoperta della sua tomba, avvenuta a partire dal 4 novembre del 1922 ad opera dell’archeologo Howard Carter e di Lord Carnarvon, finanziatore della spedizione, è considerata la più grande scoperta archeologica dell’egittologia, perchè è stata ritrovata intatta, anche se non completamente inviolata. La tomba non era grande, era formata da sole quattro camere più il corridoio d’ingresso, ma ci vollero tre anni per arrivare alla camera sepolcrale del faraone e circa dieci anni per catalogare e portare fuori tutti i reperti trovati. L’eccezionalità della scoperta sta proprio in questo: i numerosissimi oggetti ritrovati, essendo appartenuti ad un faraone, sono di una ricchezza straordinaria e si sono conservati molto bene, benchè accatastati uno sull’altro all’interno delle camere. Oltre agli oggetti di uso comune (fra cui tre letti, dei carri e circa 130 bastoni, poichè il faraone aveva una malformazione al piede che non gli consentiva di camminare senza) che arrivavano al numero di 5398, i manufatti più importanti ritrovati furono la maschera del faraone, il trono e il sarcofago. Vediamo un breve video sulla scoperta della tomba:

tutankhamon-mascheraLa maschera funeraria ricopriva il volto mummificato del faraone. Essa è il pezzo più prezioso ritrovato nella tomba. Quelle che vediamo però non sono le vere fattezze del faraone, perchè dopo Akenaton si era persa la tendenza al realismo nelle sculture ed anche perchè probabilmente il faraone era morto improvvisamente, forse per una caduta da cavallo, e la sua tomba non era pronta, anzi forse è sepolto in una tomba che non era stata fatta per lui. La maschera oggi è conservata nel Museo Egizio del Cairo; risalente dunque al 1325 a.C. circa, è alta circa 54 cm., larga 39 cm, e profonda 49 cm. E’ realizzata con due strati diversi di oro massiccio e persa circa 11 chili, ma presenta anche pietre semipreziose come il lapislazzulo (contorno degli occhi e sopracciglia), il quarzo (occhi) ed altre sul collare che gli ricopre le spalle. In testa il faraone indossa il nemes, suo tratto distintivo, a strisce di oro alternate a lapislazzulo. Sul nemes, proprio in mezzo alla fronte, è presente sia l’avvoltoio, simbolo dell’Alto Egitto, che l’ureo, serpente simbolo del Basso Egitto. Il faraone indossa anche la barba posticcia. Alle orecchie presenta fori per orecchini, di solito riservati solo alle donne e ai bambini. La barba al momento del ritrovamento era staccata dal corpo e pesava 2,5 chili. Venne poi riattaccata successivamente. La lastra che porta sulle spalle ha delle iscrizioni in geroglifico tratte dal Libro dei Morti, che augurano la vita eterna al faraone. Vediamo un video sulla maschera:

Due bare reali in una foto diffusa in relazione alla mostra al Palais des Expositions di Parigi il 2 aprile 2012. ANSA / UFFICIO STAMPA +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++La mummia, avvolta in bende di lino, si trovava all’interno di una serie di tre sarcofagi inseriti l’uno nell’altro ed immessi a loro volta in una cassa. Il primo (quello più esterno) era in legno, ricoperto da una lamina d’oro. Il secondo, anch’esso laminato in oro, era intarsiato di vetro policromo e pietre semipreziose che sottolineavano i dettagli del volto, riprodotti sulla superficie del sarcofago. Il terzo era ricoperto da uno strato di oro spesso 3 mm; i tre sarcofagi erano poi rinchiusi in quattro cappelle, una nell’altra. Nell’immagine a fianco vediamo i due sarcofagi esterni, quelli più preziosi.

Un altro manufatto molto prezioso ritrovato nella tomba fu, come precedentemente già tronoaffermato, il trono del giovane faraone. Risalente anch’esso al 1325 a.C. circa, è di legno rivestito d’oro, argento e pietre preziose e intarsiato di paste vitree e dure, è alto 102 cm ed è conservato al Museo egizio del Cairo. I piedi del trono sono realizzati a forma di zampe di leone, con unghie di lapislazzuli ed esprimono saldezza morale e sicura padronanza del territorio. Le teste leonine pure sono realizzate in legno intagliato e ricoperto di lamina d’oro con occhi in pasta vitrea e pietre dure ed alludono alla potenza ed all’invincibilità. Il particolare presente sulla spalliera raffigura il sovrano seduto mentre la regina sua moglie gli cosparge il pettorale di unguenti odorosi. Al centro in alto il sole manda i suoi raggi benefici. 

PITTURA

Anche la pittura egizia esisteva in funzione della religione. All’interno delle tombe e dei templi la vita del defunto era rappresentata mediante la pittura. Di solito si usava raffigurare i momenti più importanti e più belli della vita del defunto, ma non mancavano scene di vita quotidiana, sempre improntata all’allegria ed alla serenità, per accompagnare il defunto nella sua nuova vita.

La pittura sottostava a norme ben precise, rimaste immutate per circa 3000 anni, poichè in tutto questo tempo nulla era cambiato nella società egiziana. Prima di tutto le figure venivano trattate in modo bidimensionale e con proporzioni gerarchiche, cioè la figura più importante era più grande delle altre. Il modello proporzionale della figura si basava inoltre su un reticolo quadrettato. L’unità di misura era il pugno chiuso, che corrispondeva ad un quadrato. L’altezza fino ai capelli misurava 18 quadrati, che successivamente aumentarono fino a 22. Il piede era alto 1 quadretto, mentre era lungo 3,5 quadretti. Il busto si attaccava alle gambe in corrispondenza della linea 12 ed il collo alla linea 17 (o 19 con il canone successivo). Se la figura era seduta le gambe venivano raffigurate a 90°, dal quadretto 2 al 6 in verticale e dal 6 al 10 in orizzontale. I corpi erano raffigurati in posizioni rigide ed i personaggi principali erano più grandi. Per rappresentare la tridimensionalità il volto, le braccia e le gambe erano rappresentati di profilo, mentre il busto, l’occhio e le spalle frontalmente. Le figure maschili erano più scure di quelle femminili. La pittura era realizzata a tempera, mescolando terre colorate macinate ad acqua, ad una sostanza collosa tratta dall’albero della gomma e ad albume d’uovo ed usata come riempimento di sagome e forme (campitura). Non erano presenti sfumature. Per evitare di rappresentare la profondità e la distanza, gli egiziani usavano tre metodi: 1) lo scaglionamento orizzontale: per rappresentare persone sulla stessa linea, queste si sovrapponevano parzialmente l’una sull’altra; 2) lo scaglionamento verticale; 3) il ribaltamento

Puoi provare a realizzare il tuo nome in caratteri geroglifici, seguendo questo tutorial:

Molte sono le realizzazioni pittoriche, che troviamo sempre all’interno delle tombe. Tra queste, ve ne sono alcune veramente degne di nota, come ad esempio quella della Scena della caccia agli uccelli e della pesca nel Nilo, all’interno della tomba di Nebamon, uno scriba e contabile dei granai del tempio di Amon a Karnak, vissuto durante il Nuovo Regno, probabilmente nel regno di Amenofi III (circa 1350 aC). La tomba è famosa per i suoi vivaci e dettagliati affreschi che offrono una straordinaria rappresentazione della vita quotidiana e della cultura egiziana del tempo. Tale scena mostra Nebamon mentre caccia gli uccelli in una palude di papiro con una lancia, accompagnato dalla moglie e dalla figlia. Questa scena riflette non solo un’attività di svago, ma anche un simbolismo religioso legato alla vittoria sul caos e al mantenimento dell’ordine cosmico. Gli artisti che hanno decorato la tomba di Nebamon si distinguono per la loro maestria nel rendere realistici i movimenti degli animali e delle persone. Le figure, i colori e le espressioni sono rappresentati con una qualità che trasmette vitalità, rendendo queste opere un capolavoro dell’arte egizia. Oggi questo affresco si trova al British Museum di Londra, perchè venne staccato dalla tomba.

Un altro importantissimo oggetto artistico è l’ostrakon della danzatrice acrobatica. Gli ostraka erano comunemente usati in Egitto per una varietà di scopi. Si trattava spesso di pezzi di ceramica o frammenti di calcare che servivano come supporti economici per schizzi, disegni, appunti o bozze di opere d’arte più grandi. Questo significa che l’ostrakon della danzatrice acrobatica potrebbe essere stato uno studio preliminare per un’opera d’arte più ampia o semplicemente una forma di arte quotidiana. Esso si trova attualmente esposto al Museo Egizio di Torino, uno dei musei più importanti al mondo per la collezione di antichità egizie. È un repertorio molto apprezzato per la sua finezza artistica e per la rara rappresentazione del movimento umano in una forma tanto dinamica. Esso risale al Nuovo Regno , un periodo che va circa dal 1550 aC al 1070 aC , probabilmente alla XIX o XX dinastia. L’ostrakon raffigura una giovane ballerina in una posa dinamica, impegnata nell’esercizio acrobatico del ponte. La figura è spesso mostrata mentre esegue una contorsione, con il corpo piegato all’indietro in una posizione estremamente flessibile. Questo tipo di rappresentazione era usato per illustrare la capacità fisica e l’agilità degli artisti e delle danzatrici nel contesto di feste, banchetti o celebrazioni. Probabilmente era una schiava, perchè ha il seno nudo ed è coperta solo da un piccolo gonnellino che le cinge i fianchi. Importante notare come gli orecchini che porta alle orecchie non siano capovolti, come invece dovrebbe essere visto che sta a testa in giù. Presenta bellissimi capelli ricci e lunghi. Le linee sono sottili e precise, e il corpo della ballerina è stilizzato in modo che trasmetta la sensazione di equilibrio e grazia. Nonostante la semplicità del materiale (una ceramica), la qualità artistica dimostra grande abilità nel catturare un’azione fluida. Ci sono però alcuni errori, come i piedi troppo lunghi. Come di consueto, l’occhio è frontale. Vediamo un breve video:

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