Pubblicità

Arte cretese

La civiltà cretese ha un’origine mitica. Essa è definita anche “minoica”, dal nome del re di Creta, Minosse. Questi aveva fatto costruire dall’architetto Dedalo un labirinto, per rinchiudervi il Minotauro, mostro con il corpo di uomo e la testa di toro. Il mostro richiedeva periodicamente dei sacrifici umani. La Grecia inviava ogni anno a Creta 7 ragazzi e 7 ragazze in tributo al mostro. Volendo mettere fine alla vita del Minotauro, un anno si offrì in sacrificio Teseo, il figlio del re di Atene. Dopo l’uccisione del mostro da parte di Teseo, e la sua fuga dal labirinto grazie ad Arianna, che aveva chiesto consiglio a Dedalo su come potesse Teseo scappare da lì, Minosse, mitico re di Creta, imprigionò l’architetto nel labirinto, da cui egli scappò dopo essersi costruito un paio d’ali di cera e piume. Si rifugiò in terra greca e portò lì le sue conoscenze. 

Oltre che essere definita “minoica”, come detto precedentemente, la civiltà cretese è definita anche la civiltà “dei palazzi”, poichè era organizzata attorno ai grandi palazzi costruiti sull’isola, quelli di Cnosso, Festo e Mallia. Essa si sviluppa dal 2500 a. C. circa fino al 1100 a.C., quando termina bruscamente. 

Datazione

Possiamo suddividere la civiltà cretese in quattro periodi:

1) Periodo prepalaziale, cioè precedente alla costruzione dei palazzi, che va dal 2500 a.C. al 2000 a.C.;

2) Periodo protopalaziale, relativo cioè alla costruzione dei primi palazzi, che va dal 2000 a.C. al 1700 a.C.;

3) Periodo neopalaziale, relativo cioè alla costruzione dei nuovi palazzi, che va dal 1700 a.C. al 1400 a.C.;

4) Periodo postpalaziale, successivo ai palazzi, che va dal 1400 a.C. al 1100 a.C..

Nel primo periodo si assiste soltanto ad una primitiva produzione ceramica. La maggior parte delle testimonianze artistiche appartiene al secondo e terzo periodo.

Palazzo di Cnosso

Nel secondo periodo l’arte cretese testimonia l’alto livello a cui gli abitanti dell’isola erano arrivati. La scoperta delle rovine del palazzo di Cnosso si deve all’archeologo Arthur Evans, che fra il 1900 e il 1932 trovò questa costruzione talmente intricata che oggi si identifica il labirinto proprio nel palazzo di Cnosso. Esso era grande circa 20000 mq e conteneva circa 1200 stanze distribuite su 5 piani.

La decorazione del palazzo appartiene però al terzo periodo, anche se l’organizzazione dello spazio era sicuramente la stessa. Come si può vedere dall’immagine in alto, il palazzo di Cnosso aveva molti ambienti situati a vari livelli, con un grande spazio centrale rettangolare dove si svolgevano tutte le attività ufficiali e sul quale si affacciava la cosiddetta “sala del trono”, che vediamo riprodotta a sinistra. La sala è affrescata con colori vivaci, come tutto il palazzo del resto, e presenta decorazioni con grifoni, uccelli mitologici con grandi ali, la testa di aquila e il corpo di leone, a cui si alternano canne che sembrano mosse leggermente dal vento. Il trono è in alabastro ed è circondato da panche in pietra attaccate al muro, su cui sedeva la corte. Al centro della stanza vi è un braciere sempre in pietra, che probabilmente serviva per scaldare l’ambiente. Tutti gli ambienti presentano colorazioni allegre e a sfondo naturalistico. Non mancano riferimenti ad animali marini, come nell’appartamento della regina, dove spicca un affresco con dei grandi delfini e pesci dal colore blu e giallo, mentre più sotto si vedono fiori stilizzati alternati a onde correnti, un tipico motivo ornamentale ondulato a forma di S, che somiglia al rincorrersi delle onde del mare con la cresta che si avvolge. Per comprendere meglio la struttura intricata del palazzo si possono vedere questi video:

Gioco del salto sul toro

Tra gli affreschi che decoravano il palazzo di Cnosso ve n’era uno che poi fu staccato e portato nel Museo di Iraklion (il nome moderno di Creta), dove si trova tuttora. L’affresco, come molti altri del resto, è stato pesantemente restaurato. Databile al 1700-1400 a.C. circa, ed alto 80 cm., esso mostra il “Gioco del salto sul toro“, o, come si dice in greco, “taurocatapsia”. Il toro era l’animale sacro dell’isola ed il gioco consisteva nell’effettuare delle acrobazie su di esso. Nell’affresco si vede un ragazzo (riconoscibile perchè di colore più scuro) che sta facendo dei volteggi sul toro, mentre una ragazza alla sinistra (riconoscibile dal colore più chiaro della pelle) tiene il toro per le corna; la ragazza dall’altro lato invece è in piedi e tiene le braccia sollevate. L’affresco vuole rappresentare dunque i tre momenti della gara: 1) l’atleta afferrava il toro per darsi lo slancio nel fare il volteggio; 2) l’atleta eseguiva il volteggio; 3) l’atleta cercava di atterrare in posizione verticale con i piedi ben posizionati a terra. La gara non veniva svolta solo dai maschi, ma era aperta anche alle donne, a testimonianza che la cultura cretese era abbastanza evoluta. Ecco un breve filmato di spiegazione qui:

Ceramica di Kamares: brocchetta di Gurnià

Sempre nel periodo protopalaziale si sviluppa un tipo di ceramica molto raffinata, detta di Kamares all’inizio, dalla grotta dove sono stati trovati i primi reperti. Nel periodo neopalaziale tale produzione ebbe un notevole sviluppo, a testimonianza del fatto che questo fu il periodo più fecondo per l’arte cretese. I temi preferiti dai Cretesi per le loro ceramiche erano sempre di tipo geometrico o naturalistico. Ne possiamo distinguere due tipi:

1) stile vegetale, con motivi di erbe e piante;

2) stile marino, con raffigurazioni di esseri marini, come questa famosa brocchetta detta “di Gurnià“, la località dell’isola dove veniva prodotta la ceramica più rappresentativa dell’ultimo periodo dell’arte cretese. Tale brocchetta, anch’essa oggi conservata al Museo Archeologico di Iraklion e databile al 1700-1400 a.C. circa, presenta motivi decorativi marini: su fondo chiaro è mostrato a tinta nera un fondale marino con alghe e frammenti di corallo sospesi nell’acqua e un polipo che si muove con i suoi molteplici tentacoli. Il polipo occupa tutto lo spazio a sua disposizione. Vediamo anche una brevissima spiegazione qui:

Dea dei serpenti

Oltre agli oggetti di uso comune, come brocche ed anfore, la produzione della ceramica nel periodo neopalaziale si rivolse anche alle statuette votive, realizzate in ceramica invetriata. Una delle più famose è la cosiddetta “Dea dei serpenti“, raffigurata a fianco. Databile al 1700-1600 a.C., proviene anch’essa dal Palazzo di Cnosso, ed oggi si conserva al Museo Archeologico di Iraklion. E’ alta 34,5 cm e rappresenta una divinità della terra. L’abito che la dea indossa è lungo ed è a balze; presenta uno stretto corpetto rigido che le lascia scoperto il seno. La divinità tiene fra le mani due serpenti, abitanti della terra e a volte portatori di morte, mentre sul capo ha un cappello sormontato da un gatto.

Più fattori contribuirono alla fine di questa splendida civiltà: primo, l’eruzione vulcanica dell’isola di Santorini con i terremoti che ne seguirono e secondo, la conquista dell’isola da parte dei Micenei, chiamati anche Achei. I Cretesi erano infatti un popolo pacifico, pertanto non erano dotati di mura difensive, perchè credevano che il mare bastasse a difenderli. 

PubblicitàPubblicità