Pubblicità

Architettura romanica dell’Italia meridionale

Le caratteristiche dell’architettura romanica nell’Italia meridionale risentono sia della dominazione normanna, che mescolò il suo linguaggio a quello già presente nei vari luoghi, sia della conoscenza di altri linguaggi provenienti da altre zone d’Italia, come i maestri comacini che venivano dal Nord o i maestri mosaicisti che venivano da Venezia. Ciò si nota soprattutto in Puglia, che era la terra di passaggio per tutti quelli che volevano fare il pellegrinaggio in Terra Santa. La Sicilia invece vide la fusione delle tre culture che la avevano dominata: quella bizantina, quella araba ed infine quella normanna, donando alla regione un linguaggio tutto particolare. Nonostante i Normanni avessero demolito quello che di arabo c’era in Sicilia, la cultura araba aveva così preso piede nelle maestranze locali che tutto ciò che venne costruito, chiese, palazzi e giardini, subì l’influenza della cultura araba.

Basilica di San Nicola a Bari

La basilica, iniziata a costruire nel 1087 per contenere le spoglie del vescovo Nicola (270 – 343 d.C.) arrivate dalla città turca di Myra, fu consacrata nel 1197. Tale basilica risente dell’influenza delle tante culture presenti in Puglia: il romanico lombardo è presente soprattutto all’esterno, nella facciata a salienti, e presenta, come la cattedrale di Modena, due costoloni che fanno intravedere le tre navate dell’interno ed un protiro non molto pronunciato. Le due torrette incompiute presenti ai lati, che danno l’idea di una fortificazione, sono invece tipiche dell’architettura normanna. L’aspetto dell’esterno risulta molto severo. L’interno, a tre navate, è frutto di almeno tre fasi costruttive. La pianta a croce commissa è di derivazione normanna e si nota anche qui un evidente influsso del romanico lombardo, nel matroneo, nelle volte a crociera e nell’ampia cripta; i tre arconi trasversali che portano ai matronei vennero invece costruiti nel Quattrocento, per rinforzare la chiesa che aveva subito dei danni a causa di un forte terremoto. Il soffitto dorato è invece risalente al Seicento. La chiesa, che ospita le spoglie di San Nicola, divenne meta di numerosi pellegrinaggi, perciò fu anche il riferimento costruttivo di tutte le altre chiese pugliesi.

cattedrale di trani

La cattedrale di Trani è una delle più importanti chiese romaniche della Puglia e dell’Italia meridionale. Fu fatta costruire dal vescovo Bisanzio in opposizione a quella di Bari, per onorare le spoglie di un altro san Nicola, detto “San Nicola Pellegrino”, un giovane greco vissuto a Trani e morto in odore di santità. La chiesa era imponente ed inglobò un’altra chiesa già preesistente, S. Maria della Scala. La pietra usata fu la “pietra di Trani”, una pietra della zona caratterizzata dal colore rosa pallido tendente al bianco. La posizione usata per la sua costruzione la rende unica: in prossimità del mare, può essere guardata da tutti i lati per la mancanza di edifici circostanti. La costruzione venne iniziata nel 1099 a partire dalla zona absidale, come di solito si faceva, e quindi dalla cripta, che però non è sottoterra, ma fuori terra interamente, tanto da essere considerata a tutti gli effetti una chiesa inferiore. Infatti per entrare nella basilica superiore bisogna salire una doppia rampa di scale. La chiesa fu poi consacrata nel 1143, prima del suo completamento. La facciata è a salienti e presenta un grande campanile sopraelevato su un grande arcone a sesto acuto. Un grande rosone e tre finestre interrompono la severità della struttura, decorata con archetti ciechi nella parte bassa, in corrispondenza dei portali. L’interno non presenta più le decorazioni che c’erano un tempo: a croce commissa, come tutte le chiese di impronta normanna, si divide in tre navate con matroneo, claristorio e copertura a capriate lignee. L’unica differenza è la presenza del transetto trabsidato.

Duomo di Monreale

Questa chiesa rappresenta la fusione più riuscita tra le componenti principali dell’architettura romanica siciliana, e cioè quella araba e quella bizantina. Sono infatti presenti all’esterno archi tipici arabi, archi acuti, cioè con la punta in alto. Questi archetti si trovano anche nel chiostro. Fu cominciata a costruire nel 1174 per volere del giovane re Guglielmo II d’Altavilla. Delle due torri campanarie che si affiancano alla facciata una è rimasta incompiuta; il portico non fu costruito all’epoca di fondazione della chiesa ma nel Settecento. L’interno presenta l’influsso bizantino nello splendore dei mosaici che decorano tutta la chiesa. Tali mosaici risalgono al periodo di fondazione della chiesa e furono eseguiti da maestranze locali con l’aiuto di mosaicisti giunti da Venezia. Le scene raffigurate sono ovviamente di ispirazione religiosa. La chiesa presenta una pianta longitudinale con transetto ed è suddivisa in tre navate. Il soffitto è a capriate lignee e notiamo sia archi a tutto sesto come separazione tra le navate che archi a sesto acuto all’avvicinarsi del transetto e dell’abside. Il presbiterio è leggermente rialzato rispetto al resto della chiesa. Nel catino absidale è presente l’imponente Cristo Pantocratore, cioè “creatore dell’Universo”. In origine la chiesa faceva parte di un vasto complesso, che comprendeva anche un monastero benedettino ed il palazzo reale, oggi quasi interamente perduti.

cappella palatina

La Cappella Palatina è una delle meraviglie artistiche e architettoniche della Sicilia, situata all’interno del Palazzo dei Normanni a Palermo. Costruita nel 1130 per volere del re normanno Ruggero II e consacrata nel 1140, è un esempio straordinario di fusione tra stili architettonici e artistici diversi: bizantino, islamico e latino. La cappella si presenta a pianta basilicale con tre navate separate da colonne di marmo e archi a sesto acuto. La decorazione a mosaico è uno degli aspetti più celebri della cappella. Gli splendidi mosaici dorati raffigurano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, con Cristo Pantocratore nella cupola centrale. Questi furono realizzati da maestranze bizantine e sono tra i meglio conservati al mondo. Occupano una superficie di ben 6500 mq. Ma non c’è solo la presenza dell’oro praticamente dappertutto a rendere questa cappella un esemplare unico al mondo: un secondo elemento, il porfido, è presente nelle decorazioni in grande quantità. La scelta del porfido di Assuan testimonia l’importanza del luogo, perchè il porfido era secondo solo all’oro. La presenza di tanto oro sembrerebbe voler dimostrare la ricchezza e la potenza del re, ma non era così: si credeva infatti all’epoca che il paradiso risplendesse di luce dorata. I mosaici sono accompagnati da scritte in tre lingue diverse, quelle parlate dagli artigiani che lavorarono all’interno: arabo, bizantino, cioè greco e latino. Ruggero II voleva far convivere queste tre culture. Il soffitto in legno intagliato e decorato con motivi arabeggianti (muqarnas) è infatti un capolavoro dell’arte islamica. Esso richiama al tema della “grotta”: la grotta di Betlemme, il mito della caverna di Platone ed anche l’idea della rivelazione islamica. Questo luogo dunque parlava a tutte quelle persone e quelle culture che nel corso del tempo si erano stratificate all’interno della città di Palermo. Il pavimento è composto da un ricco opus sectile in marmi policromi, che contribuisce all’atmosfera opulenta dell’ambiente. Nel 2015 è stata inserita, insieme ad altre strutture arabo-normanne di Palermo, Monreale e Cefalù, nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

PubblicitàPubblicità