Pubblicità

Architettura romanica dell’Italia settentrionale

Basilica di Sant’Ambrogio a Milano

Questa è la chiesa madre di tutta l’architettura romanica lombarda: essa influenzò tutte le altre costruzioni della zona, spingendosi addirittura fino all’area francese. Fu costruita tra il 1088 ed il 1099 sopra una chiesa preesistente voluta proprio dal vescovo Ambrogio per seppellire i due martiri Gervasio e Protaso. La chiesa mostra alcuni elementi caratteristici dell’architettura romanica in generale, ma è priva di altri. Cominciando ad analizzare l’esterno, si nota la presenza del quadriportico, che però non serviva più ad ospitare i non battezzati, ma era un luogo di riunione per i cittadini. La facciata è a capanna, cioè presenta il tetto con due spioventi. I cinque arconi a grandezza decrescente servono a dare luce a tutta la chiesa. Vi sono due campanili. All’interno la chiesa si presenta a tre navate, con le volte a crociera, ma senza transetto, cioè ad aula unica. La navata centrale è suddivisa in quattro campate. Una campata è lo spazio quadrangolare delimitato da quattro colonne e posto al di sotto di una volta. Questa campata è grande esattamente il quadruplo di una delle campatelle delle navate laterali, donando allo spazio una perfetta geometria e proporzione. Sulla quarta campata si imposta la grande cupola ottagonale. Al centro della navata, sul lato sinistro, vi è il grande pulpito. Al primo piano è presente il matroneo. Al di sopra non sono presenti finestre ma si impostano direttamente le volte a crociera. Ne deriva una profonda penombra che sottolinea il senso massiccio delle strutture. L’abside è semicircolare ed ospita il presbiterio, che è rialzato e presenta l’iconostasi; al di sotto vi è la cripta, che ospita i resti del vescovo Ambrogio e degli altri due martiri. L’altare è molto prezioso, perchè venne realizzato da Vuolvinio in oro.

Rotonda di San Lorenzo a mantova

Nonostante le chiese romaniche siano di solito a pianta longitudinale, vi sono rari esempi di chiese circolari. Una di queste è la Rotonda di san Lorenzo che si trova a Mantova e che è chiamata così per via della sua pianta circolare così insolita per il periodo. La Rotonda di San Lorenzo è una delle chiese medievali più antiche e affascinanti di Mantova, situata nel cuore della città, in Piazza delle Erbe. Costruita intorno al 1082, è considerata uno degli esempi più rilevanti dell’architettura romanica lombarda e si ritiene che sorga sui resti di un tempio dedicato a Venere. La chiesa è caratterizzata dalla sua pianta circolare, un tipo di struttura comune nelle chiese paleocristiane e bizantine, ma raro in Italia settentrionale. Questa forma circolare è ispirata alla Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, simbolo della resurrezione di Cristo e luogo di particolare importanza per i pellegrini. L’interno presenta un’aula a tutta altezza e un deambulatorio con 10 colonne che corre attorno alla navata centrale, una struttura che richiama le chiese a pianta centrale dei primi secoli del Cristianesimo. Le pareti della Rotonda erano originariamente ricoperte da affreschi, dei quali restano alcune tracce che risalgono al XIII secolo. Gli affreschi rappresentano scene religiose e figure di santi, testimonianze di una decorazione che nel Medioevo rendeva gli interni delle chiese estremamente colorati e vibranti. L’esterno invece è molto austero e presenta i mattoni a vista, con un tiburio che copre la cupola. Nel corso dei secoli, la chiesa subì periodi di abbandono e nel 1579 venne addirittura sconsacrata per ordine della famiglia Gonzaga, utilizzata per scopi civili, e circondata da edifici che la resero quasi invisibile. Fu solo a partire dall’inizio del XX secolo che iniziò un’importante opera di restauro, grazie alla quale la Rotonda di San Lorenzo è stata riportata alla luce e restituita al pubblico, diventando una delle principali attrazioni di Mantova e un esempio straordinario di architettura romanica lombarda.

Cattedrale di San Geminiano a Modena

Di questa chiesa abbiamo molte notizie, grazie a dei libri ritrovati, ma anche grazie a delle lapidi poste a ricordo della fondazione sulla chiesa stessa. Venne iniziata dall’architetto Lanfranco nel 1099, con la collaborazione dei “mastri comacini”, artigiani di Como famosi in Lombardia e la costruzione continuò fino al 1184. La decorazione scultorea della facciata e di alcune parti all’interno della chiesa si deve invece a Wiligelmo, a cui è dedicata un’altra lapide. La chiesa presenta sia all’esterno che all’interno i caratteri tipici dell’architettura romanica: la facciata a salienti, impreziosita dalle loggette con trifore al primo piano mette infatti in evidenza le varie altezze delle tre navate, è presente il protiro con i leoni stilofori ed un grande rosone decorativo che illumina l’interno della chiesa ma che però venne realizzato un secolo dopo. Il protiro, ancora più maestoso, è presente anche sulla facciata laterale. La facciata presenta anche due torrette oltre al campanile più arretrato, la famosa “Ghirlandina”, alta 86 metri. All’interno il duomo, come nella chiesa di sant’Ambrogio a Milano, si presenta a tre navate senza transetto terminanti ognuna con l’abside semicircolare, con le volte a crociera ed il presbiterio rialzato, ad indicazione che è presente la cripta, che conserva le spoglie di san Geminiano. La cripta è anch’essa a tre navate suddivise da 60 colonnine che presentano capitelli con motivi vegetali o figurati. Queste colonne sorreggono il pontile, che serve da separazione tra il presbiterio e le navate. E’ presente anche un falso matroneo, che in realtà si chiama triforio, privo di pavimento e dunque non percorribile, che serve per alleggerire la parete. Al di sopra del triforio vi sono le finestre monofore. Non vi sono decorazioni all’interno della chiesa.

battistero di parma

Il Battistero di Parma è uno dei capolavori dell’architettura romanica e gotica in Italia, noto per la sua eleganza e raffinatezza artistica. Iniziato a costruire a partire dal 1196, la sua realizzazione si protrasse per molto tempo perchè la città di Parma venne assediata da Federico II di Svevia. Il progetto fu opera dell’architetto e scultore Benedetto Antelami, che ne curò sia l’architettura che le splendide decorazioni scolpite. Il rivestimento esterno del Battistero è in marmo rosa di Verona, che conferisce all’edificio un aspetto luminoso e delicato, soprattutto alla luce del tramonto. Il reperimento di questa pietra, assai difficile da trovare, fu un’altra causa di rallentamento dei lavori. Il Battistero venne così completato solo nel 1307, in piena epoca gotica, pertanto il Battistero è un perfetto esempio della transizione da romanico a gotico. La struttura ha una pianta ottagonale, una forma che simboleggia l’infinito e la transizione tra la terra e il cielo, elementi tipici della simbologia medievale.  Ogni lato presenta un arco a tutto sesto, tre di questi archi sono fortemente strombati e fungono da portali. Al di sopra vi sono quattro livelli di loggette architravate ed ancora più in alto una serie di archetti ciechi. La decorazione del battistero riprende quella del vicino Duomo. Questa decorazione è in stile romanico, ma i pinnacoli in alto e la cupola a sesto acuto appartengono al successivo stile gotico. Le sculture, che ornano le pareti esterne e i portali, rappresentano scene religiose, figure di santi e allegorie, tutte scolpite con estrema precisione e cura da e dalla sua bottega. E’ presente lo “zooforo”, una serie di 75 formelle raffiguranti sculture di animali reali ma anche immaginari, come l’idra a sette teste e un animale alato con la coda di serpente, oltre al basilisco. Alcuni di questi animali sono simbolici, come il veltro, una specie di cane che indica ordine e moralità e che viene nominato anche da Dante nella Divina Commedia. All’interno, il Battistero è decorato con un ciclo di affreschi di grande valore, suddiviso su diversi registri che coprono le pareti interne. Le decorazioni raffigurano scene del Vecchio e Nuovo Testamento, profeti e santi, con una vivace gamma di colori e dettagli. Tra le sculture più famose, sempre realizzate da Benedetto Antelami, vi è il Ciclo dei Mesi, 12 statue con il segno zodiacale nel basamento. La cupola è decorata con un affresco che rappresenta il Paradiso, con Cristo in trono circondato dagli apostoli e dagli angeli, un’opera che mira a ispirare la devozione dei fedeli. Oggi il Battistero di Parma è considerato uno degli esempi più raffinati di integrazione tra scultura e architettura medievale ed è una tappa fondamentale per gli amanti dell’arte e della storia.

Basilica di San zeno a verona

La Basilica di San Zeno Maggiore a Verona è uno dei migliori esempi di architettura romanica in Italia, famosa per la sua bellezza e la rilevanza storica. Costruita in onore di San Zeno, l’ottavo vescovo di Verona e patrono della città, la chiesa ha una storia che risale all’epoca paleocristiana, anche se l’attuale basilica fu edificata tra il 1120 e il 1138. L’esterno della basilica si distingue per la sua facciata in tufo e marmo rosa, che le conferisce un aspetto luminoso e armonioso. La facciata, a salienti, somiglia a quella di san geminiano a Modena, ma la sua decorazione è meno plastica e più pittorica. È decorata da bassorilievi scolpiti che rappresentano scene bibliche e sono presenti anche 19 lesene lungo la facciata, oltre al grande rosone del XIII secolo, soprannominato “ruota della fortuna”. Un elemento distintivo della facciata è il portale in bronzo, composto da 48 formelle scolpite raffiguranti scene dell’Antico e Nuovo Testamento e altri episodi di carattere simbolico e didattico, di grande valore artistico, tra cui scene della vita di San Zeno. E’ presente anche un protiro con colonnine sorrette da leoni stilofori. All’interno, la basilica ha una pianta a tre navate senza transetto, tutte e tre absidate, con colonne e archi che creano un’atmosfera solenne e spirituale. La bicromia del bianco e rosa, tipica del marmo di Verona, si ritrova all’interno oltre che all’esterno. Molto particolare è la volta, che viene definita “a carena di nave rovesciata”, realizzata nel periodo gotico al posto delle precedenti capriate lignee. Un punto di interesse particolare è il sarcofago di San Zeno, contenente le sue reliquie, posizionato nella cripta sotto l’altare maggiore. La cripta stessa è un ambiente suggestivo e mistico, sostenuto da colonne e decorato con affreschi medievali. Tra le opere d’arte più celebri all’interno della basilica c’è il trittico del Mantegna, un’opera rinascimentale del XV secolo che rappresenta la Madonna in trono con il Bambino ei santi, realizzata con una precisione prospettica straordinaria. Oltre a essere un simbolo religioso e storico per Verona, la Basilica di San Zeno ha anche un legame con la letteratura: viene citata infatti da Dante nella Divina Commedia .

Basilica di San Marco a Venezia

Un discorso a parte merita la basilica di San Marco a Venezia, che era una delle quattro Repubbliche marinare. Affacciata sul mare Adriatico, la città aveva grandi rapporti commerciali e culturali con l’Oriente e soprattutto con Bisanzio. Essendo inoltre costruita sull’acqua, Venezia non presentava edifici che si sviluppavano in altezza, perchè il terreno era sabbioso, ma si preferiva uno sviluppo in larghezza. Benchè fosse stata costruita tra il 1063 e il 1093 per dare degna sepoltura al corpo di san Marco, patrono della città, la basilica già all’esterno non si presenta come la tipica chiesa romanica, ed è evidente l’influenza bizantina, perchè si rifà alla basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Dotata di pianta a croce greca, scelta inusuale per una chiesa, ma che permette maggiormente lo sviluppo in larghezza, presenta un portico davanti all’ingresso che allunga l’impianto. Essa somiglia alle piante tipiche dei martyria, i luoghi dove venivano sepolti i martiri. Ogni braccio della croce presenta una cupola, per cui, assieme alla cupola centrale, la chiesa è dotata in tutto di cinque cupole. Ogni braccio della croce è inoltre a tre navate. L’interno è stupefacente: la chiesa è completamente ricoperta di mosaici dorati, sia sul pavimento che sulle pareti, per un totale di 8000 metri quadri. Tali mosaici presentano immagini di ispirazione sia bizantina che locale e narrano le scene del Nuovo Testamento. Unica presenza che ricorda lo stile Romanico è la cripta all’interno e gli archi a tutto sesto all’esterno. A partire dal XIII secolo alla chiesa vennero apportati notevoli modifiche sulla facciata principale, tra cui l’inserimento dei famosi quattro cavalli di bronzo provenienti dall’ippodromo di Costantinopoli, sottratti dai crociati. L’aspetto generale della chiesa è assolutamente suggestivo ed è una mescolanza tra l’arte bizantina e l’arte romanica.

PubblicitàPubblicità